Approccia nell’ordinamento giuridico svizzero la “Weissgeldstrategie” (tradotto: strategia per il denaro pulito): un provvedimento che, sull’ipotesi realistica di accettazione “interna” ma anche a livello internazionale della piazza finanziaria, oltre che di conformità agli standards fiscali, limita l’uso del contante a 100.000 franchi (al cambio di oggi 81.500 euro circa) e prevede l’introduzione del penale tributario per la cosiddetta “truffa fiscale qualificata”[1] [2]. Ne dà notizia anche “Il Sole 24 Ore” di oggi.

Siamo ancora nella fase della “consultazione”, la procedura che gli elvetici si sono dati nel caso di leggi importanti, degli enti pubblici, partiti ed associazioni interessate. Dal 15 giugno 2013, la ministro delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf porterà in parlamento il progetto esito delle osservazioni raccolte.

 

Che differenza passa?

È una differenza di formazione legislativa: la lotta al “denaro sporco” (cosiddetto antiriciclaggio) svizzera, lodevole oltre che necessaria (di concorrenza e, soprattutto, di legalità) in ogni parte del mondo, -anche se ancora sottoforma di bozza- tiene conto dei limiti e delle esigenze dei cittadini (e la sostenibilità da parte degli stessi) ma soprattutto dell’accettazione da parte delle piazze nazionali che internazionali.

In Italia è stato fatto? Secondo voi, se un commercialista è tenuto (ovvero: “deve”[3]) denunciare il proprio cliente in caso di mancato versamento (anche quando proprio non riesce) di iva o di ritenute per importi superiori a 50.000 euro (ed il fisco ne è a conoscenza, in quanto discendono dalle liquidazioni contabili a lui conosciute), ciò è stato fatto?

 

…ma anche di approccio: le leggi svizzere di una certa rilevanza prevedono la “consultazione”.

In Italia, soprattutto negli ultimi dodici mesi, siamo stati suonati da Decreti Legge (che, come noto, gli estensori della nostra carta costituzionale hanno previsto per casi di necessità ed urgenza, vedi Art. 77 della Costituzione) che entravano in vigore… “ieri”!

 

…e di efficienza: lo stato ha tutti gli strumenti (leggi, mezzi materiali e d’indagine, uomini) per individuare (da solo, senza obbligare i cittadini -come fossero dei sudditi- di lavorare a gratis per lui). Perché caricare i cittadini di tali oneri? La burocrazia non è già sufficientemente inabilizzante?

 

…e di consumi e di sviluppo (o, più attuale, di mancata regressione) dell’economia: vogliamo parlare di (della parte della) diminuzione dei consumi dovuta esclusivamente da motivazioni psicologiche:

– la crisi come notizia in sé, per fare notizia;

– il can can mediatico di oltre un anno (strumentalizzato per fare vedere quanto sia “efficiente” la struttura dello stato che si occupa delle entrate[4]: Agenzia delle Entrate) relativo al redditometro?

 

…e di libertà: la limitazione all’uso del contante (e conseguentemente l’imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle elites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questi poteri è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.

 

Conclusione

Anche se la limitazione all’uso del contante fosse una misura per battere l’evasione (ma non lo è; è una sciocchezza), può bastare?

 

Dott. Gabriele Righetti

 

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