Premessa

Come noto, ieri il Parlamento cipriota ha bocciato il piano suggerito da Ue e Fmi, che chiedeva un “innovativo” sistema di bonifica del sistema bancario locale: il prelievo forzoso su soldi dei depositanti.

Mentre la cancelliera Merkel dubita di riuscire a trovare un accordo per il salvataggio di Cipro e ciononostante ha oggi affermato “la necessità di trovare soluzioni appropriate e sostenibili” ed i rappresentanti della troika Ue-Fmi-Bce di stanza nella capitale cipriota continuano a tessere soluzioni per trovare un nuovo piano per il bailout dell’isola da sottoporre al Parlamento, le banche cipriote resteranno chiuse fino a martedì prossimo (per un totale di 10 giorni continuativi).

Ma come sarebbe…

Come sarebbe la vita in un Paese senza o con un limitato uso del contante, come ambiscono diverse forze politiche in Italia (col supporto delle banche)?

Proviamo a chiederlo, in uno di questi giorni, ai ciprioti per poi inviare la rassegna delle risposte ai fautori della guerra al contante, la “guerra di civiltà” che “combatterebbe” l’evasione fiscale[1], la mafia ed il malaffare.

E la vigilanza bancaria, coi superpoteri di cui dispone, come mai non è riuscita a controllare affinchè venisse praticata una prudenziale ed oculata gestione degli istituti di credito, snodo cruciale per qualsiasi paese?

Il Sole 24 Ore del 20.3.2013

Cipro 2013: vivere di solo bancomat, a Nicosia. In attesa che le banche riaprano

di Roberto Bongiorni

Crisi cipriota

Quattro-cinquecento euro. Possono essere tanti, e lo sono. Ma in tempi di normalità. Possono, invece, essere pochi, anzi pochissimi, se non si può contare su altre forme di pagamento e bisogna far andare avanti un’attività. E questo è il caso di Cipro. Qui, a Nicosia, i bancomat funzionano bene. Nessun problema. Nessuna fila. Un massimale di 400-500 euro, dipende dai casi, con tanto di ricevuta. Il governo ha dunque mantenuto la promessa di alimentare gli Atm. Ma la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa. Le banche riapriranno davvero martedì, come annunciato?

Senza transazioni elettroniche un paese moderno andare avanti non può. È un problema gravissimo. Lo è per gli imprenditori, come Michael, 45 anni, titolare di un’impresa di import-export. «Dobbiamo convincere chi ci fornisce la merce che si tratta di una causa di forza maggiore, che il denaro arriverà», confessa. L’imprenditore è diffidente, non vuole rilasciare il suo cognome né dare dettagli sulla sua attività. È comunque un ostacolo quasi insormontabile per qualunque cipriota debba ricorrere a mezzi di pagamento elettronici per far andare avanti la sua attività, per acquistare una abitazione, o pagare un servizio costoso.

Cipro, 2013. Vivere senza banche. Con il terrore di vedere, se non scippati, decurtati i risparmi di tutta una vita. O, comunque, di non aver la libertà di azzerare il piccolo conto e portarsi a casa i risparmi di una vita, come confessano diversi abitanti di Nicosia. Perché, al di là delle promesse del parlamento – che ieri ha bocciato il prelievo forzoso sui conti correnti per ottenere il prestito da 10 miliardi dell’Unione europea – la gente non si fida delle parole dei politici.
Nel breve termine si può anche convivere, e poi?

Il caso si Lambros Masias, 32 anni, elettricista, è emblematico. Le carte di credito funzionano, ma in alcuni casi non accettano importi superiori a 100 euro. «Per recuperare il mio materiale, indispensabile per i lavori che mi hanno commissionato questa settimana, sono dovuto andare in sei posti diversi. E comunque non sono riuscito ad acquistare tutto ciò che mi serviva», spiega. Lambros ha un problema maggiore. Da poco sposato, insieme a sua moglie, dipendente nel settore pubblico – quindi una persona a Cipro molto fortunata considerando i benefit di cui godono – stava cercando una casa. Avevano trovato forse quella giusta. Ma ora come si fa per pagare?

«Ci sono persone che hanno già firmato il rogito e non possono pagare il secondo acconto», aggiunge. Il settore immobiliare versa dunque in uno stato di semi paralisi. Ma lo stesso vale per molte altre attività. Insomma andare avanti così non si può. Ma non si può nemmeno permettere che, una volta riaperte le banche si scateni un assalto alla diligenza con i correntisti, terrorizzati, che svuotano i loro depositi.

Intanto si avvicina la fine del mese. Quando molti dipendenti, pubblici e privati, dovranno ricevere lo stipendio. Il timore è che non sia versato. «Ma anche fosse, versato dove? Su un conto a cui non abbiamo accesso», si lamenta una donna che in questi giorni è decisa, come molti altri, a esaurire il massimale mensile dal suo bancomat. Senza contare i lavoratori, e non sono pochi, che qui a Cipro ricevono lo stipendio con un assegno: se la situazione non cambia come faranno a depositare l’assegno e riscuotere i soldi?

Le autorità cipriote stanno cercando un piano alternativo. Anche per arginare un probabile emorragia di capitali all’estero. Di quelli russi (che ammontano a più di un terzo di tutti i depositi complessivi dell’Isola). Ma anche quelli dei cittadini ciprioti. Il governatore della banca centrale cipriota, Panicos Demetriades avrebbe riferito ieri che, una volta riaperte le banche, potrebbero esser prelevati in pochi giorni 7,5 miliardi di euro, il 10% dei depositi bancari.

Un’emorragia che il già mal ridotto sistema bancario dell’ex Isola felice non può permettersi.

Nelle piccole stradine della città vecchia di Cipro il clima è sereno. I turisti siedono ai tavoli, ogni tanto attraversano il “muro” per visitare la parte turca della città tornando carichi di souvenir. Anziani ciprioti chiacchierano sotto gli alberi. Una vita tranquilla. «Ma se tutti si porteranno a casa i soldi –conclude Lambros– poi cosa accadrà. La nostra città sarà in balia del crimine. La tentazione è troppo forte».

 

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