Il professionisti dello Studio Righetti & Associati sono dottori commercialisti chiamati a conservare il segreto professionale sulle notizie a loro confidate dagli assistiti ovvero conosciute in ragione della propria professione.La fiducia del cliente e la tutela della stessa è riposta sia nella riservatezza che i professionisti dello Studio riservano ai propri assistiti sia per via delle norme etiche e deontologiche che anche in forza alle norme di legge di diritto penale e civile, sostanziale e processuale, in base alle quali è riconosciuto al dottore commercialista la facoltà di astenersi dal rendere testimonianza sia nel processo penale, sia nel processo civile, ciò in virtù del richiamo agli articoli 199 e 200 codice di procedura penale e 249 codice di procedura civile.

Ragion d’essereIl segreto professionale è, innanzitutto, un dovere deontologico imposto al dottore commercialista al fine di rafforzare il rapporto fiduciario che si istaura fra il professionista e il cliente. Il dovere-diritto al segreto professionale è, inoltre, tutelato da numerose norme di diritto penale e civile – sostanziale e processuale.

In generale, sotto il profilo attivo, al segreto corrisponde la facoltà di escludere i terzi dalla conoscenza di determinate notizie.In generale…

Oltre che da norme etiche e deontologiche delle professioni italiane riconosciute, tra cui quella dei dottori commercialisti ai sensi del D.Lgs. 139/2005, l’ordinamento giuridico italiano riconosce il segreto quale «estrinsecazione» del diritto della personalità, species appartenente alla più ampia categoria del diritto alla riservatezza (c.d. Privacy, anch’essa tutelata con D.Lgs. 196/2003), per tutelare l’interesse della persona a che la sua sfera privata non sia oggetto di indebite intrusioni da parte di terzi non autorizzati.A differenza del diritto alla riservatezza -che impedisce la diffusione a terzi- il diritto al segreto opera escludendo la generalità delle persone dalla conoscenza di informazioni private ed a cui corrisponde il dovere del depositario del segreto a conservare l’assoluto riserbo sulle notizie a lui confidate o -direttamente o indirettamente- apprese.

Specificamente, con l’espressione segreto professionale si indica l’obbligo di non rivelare le notizie e le informazioni di cui il professionista sia venuto a conoscenza nello svolgimento della sua attività.Finalità

Al segreto professionale è affidato il compito:

– in particolare, di tutelare l’interesse del cliente nei confronti di tutti quei soggetti che possono essere portatori di un interesse anche solo potenzialmente in contrasto con esso.

– in generale, di tutelare la sicurezza e la libertà dei rapporti che si istaurano fra i professionisti e i loro clienti, e quindi di rafforzare i doveri fiduciari del professionista.

Ancor più in generale, la protezione del diritto-dovere al segreto persegue, altresì, un interesse pubblico: consentire il ricorso a prestazioni qualificate che richiedono la conoscenza di notizie riservate sul conto del cliente.

È stato giustamente fatto notare che nessuna professione potrebbe esistere, né essere libera e indipendente senza questo rapporto tacito, ma cosciente, tra professionista e assistito che si realizza nella tutela del segreto professionale.Chi?

Inoltre… oltre al dottore commercialista, il diritto-dovere di mantenere il segreto professionale, insieme al dovere di riservatezza, si estende:

– ai collaboratori;

– ai dipendenti;

– ai tirocinanti del professionista.

Il segreto, inoltre, deve essere rispettato anche nei confronti di ex-clienti, quindi anche dopo la cessazione dell’incarico, nonché nei confronti di coloro che si sono rivolti al professionista per chiedere assistenza senza che il mandato sia stato poi accettato.

Cosa?

Secondo quanto precisato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, l’ambito oggettivo di tutela del segreto professionale comprende:

– le informazioni relative al proprio cliente;

– le informazioni fornite dal cliente al professionista, ma relative a soggetti terzi;

– le notizie di cui il professionista sia venuto a conoscenza solo dipendenza dello svolgimento della propria attività.

Sono esclusi dal dovere di segretezza i cosiddetti “fatti notori”, ovvero le notizie che risultano essere conosciute da un elevato numero di persone o siano state in ogni caso divulgate dalla stessa parte assistita.

Sanzioni

L’indebita rivelazione del segreto professionale espone il dottore commercialista all’addebito di una responsabilità non solo disciplinare ma anche penale e civile. Il professionista che viola il segreto professionale -eccezion fatta per il caso in cui l’assistito abbia acconsentito-, divulgando a terzi le notizie che gli siano state confidate da un proprio cliente, è essere chiamato a rispondere del delitto di rivelazione del segreto professionale previsto dall’art. 622 codice penale.

Procedura di opposizione del segreto professionale

Evidenziamo, infine, che il professionista può essere citato ed escusso come testimone nell’ambito del procedimento ed ha, pertanto, l’obbligo di presentarsi al giudice e, qualora decida di astenersi dal testimoniare, deve esternare, in quella sede, la propria volontà mediante una specifica dichiarazione. Questa dichiarazione è soggetta al vaglio dell’autorità giudiziaria. Stabilisce, infatti, il secondo comma dell’art. 200 c.p.p. che il giudice, se ha motivo di dubitare della fondatezza della eccezione del segreto professionale, può compiere i necessari accertamenti. Il giudice potrebbe ordinare al dottore commercialista di rendere testimonianza nel solo caso in cui reputi non sia tenuto al segreto professionale in quanto reputi una insussistenza del rapporto professionale o che la notizia sia conosciuta per ragioni “non professionali” (ma per rapporti di parentela, amicizia, anche se con il cliente).